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Inizio della scuola in due lingue

Daniel Artmann, direttore del Centro per l’udito e il linguaggio di Zurigo (ZGSZ), ha spiegato a Radio 1 come oggi i bambini sordi e deboli d’udito vengano istruiti in modo bilingue, nella lingua parlata e nella lingua dei segni, e perché questo approccio sia importante.

In che modo la quotidianità scolastica allo ZGSZ si distingue da quella di una scuola ordinaria? Nel colloquio con Radio 1, il direttore Daniel Artmann descrive il modello d’insegnamento bilingue del Centro per l’udito e il linguaggio di Zurigo (ZGSZ): i bambini ricevono lezioni sia in lingua dei segni della Svizzera tedesca (DSGS) sia in lingua parlata.

Parlando dei 200 anni di storia dello ZGSZ, Daniel Artmann affronta anche un capitolo oscuro dell’educazione delle persone sorde: dopo il Congresso di Milano del 1880, la lingua dei segni fu a lungo repressa nell’insegnamento e al centro venne posto il cosiddetto metodo orale. Oggi lo ZGSZ segue un approccio diverso e amplia la propria offerta in lingua dei segni.

Trascrizione – contributo 1: insegnamento bilingue allo ZGSZ

Radio 1: Oggi, nel Cantone di Zurigo, 15’423 bambini iniziano per la prima volta la scuola. Anche al Centro per l’udito e il linguaggio di Zurigo oggi ricomincia la scuola. Che cosa è diverso da voi, a Wollishofen, rispetto a una scuola ordinaria?

Daniel Artmann:  Forse si può immaginare che si incontrino bambini molto diversi tra loro. Ci sono bambini di prima classe, di seconda, di terza. E soprattutto ci sono bambini che sentono in modi molto diversi. E questo, credo, è la grande differenza.

Per i bambini che non sentono bene cerchiamo ora di proporre in modo coerente un nuovo modello d’insegnamento in due lingue. Una lingua da vedere, cioè la lingua dei segni della Svizzera tedesca. E una lingua da ascoltare, che ora sentiamo anche qui alla radio, cioè la lingua parlata.

Radio 1: Le due lingue che ha menzionato: che cosa significa concretamente in classe?

Daniel Artmann: In classe significa che saranno costantemente presenti tre persone che lavorano in team teaching. Ci sarà quindi sempre qualcuno che insegna in lingua dei segni e qualcuno che insegna in lingua vocale.

E la particolarità, forse, riguarda il bambino. Il bambino può decidere in quale lingua seguire una determinata materia. Può, ad esempio, apprendere il tedesco nella lingua parlata e la matematica in lingua dei segni. È questa la particolarità.

Radio 1: Perché è importante che i bambini deboli d’udito imparino sia il tedesco sia la lingua dei segni?

Daniel Artmann: È importante perché, alla fine, non è soltanto l’udito a determinare se si può avere successo nell’apprendimento. Esistono diversi tipi di apprendimento. Proprio le persone che non sentono bene imparano bene visivamente. Per questo è importante offrire sempre entrambe le possibilità.

Trascrizione – contributo 2: 200 anni del Centro per l’udito e il linguaggio di Zurigo

Radio 1: Primo giorno di scuola, lunedì mattina, e siamo ospiti di una scuola un po’ fuori dal comune: il Centro per l’udito e il linguaggio di Zurigo. Daniel Artmann, direttore dello ZGSZ, il centro esiste già da 200 anni. Già allora, quindi, si era percepito e capito che occorreva offrire un programma speciale per i bambini deboli d’udito. Com’era il contesto all’epoca?

Daniel Artmann: La storia inizia 200 anni fa, anzi quasi un po’ prima. Zurigo era allora segnata dalla guerra. C’erano molta povertà e molte malattie. Alcuni uomini benestanti della Società di soccorso zurighese decisero che era necessaria un’offerta.

Si iniziò quindi in una casa nel Niederdorf di Zurigo. All’inizio con bambini ciechi e poi, dal 1826, con l’insegnamento a bambini sordi. All’epoca non era affatto scontato ritenere che i bambini con una disabilità fossero educabili.

A Zurigo, in questo senso, siamo stati piuttosto precoci a livello europeo. Da allora siamo sempre stati presenti a Zurigo, attualmente a Wollishofen.

Radio 1: C’è stato persino un periodo in cui la lingua dei segni era vietata nell’insegnamento. Perché?

Daniel Artmann: Ci fu il cosiddetto Congresso di Milano, durante il quale nel 1880 si incontrarono in Europa tutti i pedagogisti attivi nell’educazione delle persone sorde. Decisero che l’obiettivo principale fosse che un bambino che non sente imparasse a parlare. Così in Europa venne reso obbligatorio il cosiddetto metodo orale e, per molti anni, la lingua dei segni fu repressa.

Si diceva che un bambino che non sente dovesse prima di tutto imparare davvero a parlare. Si cercò di raggiungere questo obiettivo a ogni costo, privando così i bambini anche di altre forme di istruzione. Imparare a parlare richiedeva così tanta energia che tutto il resto passava in secondo piano.

Radio 1: Per fortuna quei tempi sono ormai lontani. Il Centro per l’udito e il linguaggio di Zurigo compie 200 anni. C’è ancora abbastanza posto per accogliere altri bambini deboli d’udito?

Daniel Artmann: Negli ultimi cinque anni siamo quasi raddoppiati, perché abbiamo detto: ogni bambino che ne ha bisogno deve poter ricervere un’offerta in lingua dei segni. Nel frattempo, abbiamo creato un’offerta anche a Winterthur e a Embrach. E sì, c’è ancora posto.

Festeggiamenti

La ZGSZ celebra i suoi « 200 anni della ZGSZ » anche con una grande festa per l’anniversario, che si terrà sabato 19 settembre 2026 a Zurigo-Wollishofen.

Pubblicato su 1 Settembre 2026